Il costo dell’energia continua ad aumentare, il mondo è già in crisi

Il disastro energetico ed economico annunciato dal ministro Cingolani il mese scorso sembra essere per il momento sventato. Con i provvedimenti del governo di fine settembre, infatti, l’aumento sulle bollette luce e gas è stato il più possibile contenuto, nonostante il pesante aumento del costo delle materie prime.

I provvedimenti del governo per abbassare la bolletta

Come anticipato nell’ultimo post, tra le decisioni del governo l’aiuto principale viene dall’azzeramento (quasi) totale degli oneri di sistema e dall’aumento dei fondi per aumentare il bonus sociale per luce e gas.

Per quanto riguarda gli oneri generali di sistema, dal 1° ottobre tutte le offerte luce e gas per uso domestico vedono il costo di questa voce impostata a 0 € per l’energia elettrica e a 1 € per il gas naturale. Stesso discorso per quanto riguarda le offerte per le utenze non domestiche in bassa tensione, per altri usi (aziende e uffici ad esempio), con potenza disponibile fino a 16,5 kW. Il taglio del costo degli oneri generali di sistema è stato possibile grazie ad uno stanziamento di 1,2 miliardi di euro, di cui 700 milioni ottenuti con la vendita alle aste europee delle quote di CO2.

L’aumento del bonus sociale energia, invece, non ha una cifra esatta. Sarà l’ARERA a stabilire gli importi, usufruendo di altri 450 milioni di euro, e le modalità di con cui ammortizzare ulteriormente il disagio economico delle famiglie in difficoltà. Possono infatti accedere al bonus solo i nuclei familiari con un indicatore Isee non superiore a 8.265 euro o le famiglie con almeno quattro figli a carico e indicatore Isee non superiore ai 20mila euro, oltre a chi già percepisce il reddito o la pensione di cittadinanza. Per accedere al bonus, assegnato in automatico in base al reddito, basterà compilare la Dichiarazione sostitutiva unica ai fini Isee.

costo dell’energia continua ad aumentare, il governo rinforza il bonus energia

Il costo dell’energia continua ad aumentare

La situazione per il futuro sembra comunque non migliorare perché il problema rimane strutturale e non contingente. Da una parte abbiamo il sistema di produzione dell’energia elettrica in Italia, fortemente dipendente dal gas naturale e da altri combustibili fossili per più del 70% della produzione energetica annuale. Dall’altra, la quasi totale assenza di proprie risorse da utilizzare e quindi la forte dipendenza dall’estero e dalla volubilità del mercato per fattori geostrategici, politici ed economici.

La Russia, che è il principale fornitore di gas europeo (43,6% nel 2020), è infatti anche uno dei principali avversari dell’Unione, e ha come secondo grande cliente la Cina, principale fabbrica del mondo e con più di 1,4 miliardi di abitanti, e momentaneo alleato strategico russo. E proprio la richiesta di maggiori forniture dalla Cina, e dall’Asia in generale, sarebbe dietro la scarsità delle forniture di quest’ultimo semestre, e probabilmente anche del prossimo.

La Norvegia, che è invece un partner dell’Unione più stretto e fornitore di quasi un quarto del gas europeo ha promesso a fine settembre che aumenterà le forniture del 2% rispetto all’anno precedente. Un buon aiuto ma comunque una goccia nel mare.

Il mondo ha bisogno di energia

La crisi energetica non riguarda comunque solo l’Italia o solo l’Europa centro- occidentale. Tutto il mondo ha fame di energia, al punto da mandare gambe all’aria tutti i piani di transizione green o piani di guerre economiche sotterranee. La Cina sta riaprendo vecchie miniere e centrali a carbone, e ne starebbe aprendone di nuove nella provincia autonoma della Mongolia Interna. Non solo. Il gigante asiatico potrebbe riniziare anche a importare carbone dall’Australia, dopo circa un anno di guerra informale scaturita dalle richieste di Canberra di ulteriori indagini sull’origine del coronavirus.

L’India, secondo paese più popoloso al mondo dopo la Cina (1,3 miliardi nel 2020) e terza economia dell’Asia, produce energia elettrica per quasi il 70% da centrali a carbone e diverse grandi città della federazione sarebbero a rischio di blackout nonostante le smentite e rassicurazioni del governo centrale.

Il ministro dell’Energia indiano Singh aveva tuttavia affermato pochi giorni fa che la situazione è delicata e lo rimarrà per diversi mesi, mentre la dirigenza della Coal India Limited, impresa statale che rifornisce il paese per l’80%, fa notare come dal carbone dipenda tutto il settore manifatturiero indiano: cemento, acciaio e altri elementi fondamentali di cui già i problemi in Cina e i dazi americani stanno facendo sentire il peso nel mondo.

I problemi a cascata legati al costo dell’energia possono davvero mettere in crisi il mondo, quindi. Non solo nella produzione delle materie prime, ma anche semplicemente per il costo dell’energia, l’impoverimento delle famiglie, l’impossibilità a pagare le bollette e il conseguente fallimento delle piccole compagnie private che vendono l’energia. Sta già succedendo nel Regno Unito, dove una decina di piccole compagnie sono fallite in seguito all’aumento del prezzo del gas.